Non serve andare in un posto nuovo per scoprire qualcosa di nuovo. A volte basta fare tre passi indietro. Heinrich Malojer conosce bene questi momenti.
“A volte cammino per Termeno e all’improvviso faccio tre o quattro passi indietro, perché ho visto qualcosa che prima non avevo mai notato.”
Forse in questa frase c’è già tutto il modo di Heinrich di vivere la fotografia. Per lui fotografare non significa semplicemente puntare un obiettivo verso qualcosa. Significa osservare. E, a volte, guardare una seconda volta.
Nelle sue immagini un singolo albero diventa il centro di un paesaggio, le gocce d’acqua su una foglia si trasformano in un piccolo mondo. E un volto improvvisamente racconta una storia che, a un primo sguardo, forse sarebbe passata inosservata.
Heinrich è cresciuto a due passi dal Lago di Caldaro. Un ricordo della sua infanzia gli è rimasto particolarmente impresso: da bambino usciva sul pontile, lasciava scorrere le canne tra le dita e osservava il sole che sorgeva riflettendosi sulle leggere increspature dell’acqua.
Allora non sapeva ancora nulla di diaframma, tempi di esposizione o composizione fotografica. Ma forse proprio lì aveva già imparato la cosa più importante: guardare.
A circa dieci anni ricevette da suo padre la sua prima macchina fotografica, una vecchia Agfa Silette usata. All’epoca ogni fotografia aveva un costo e ogni rullino doveva essere sviluppato. Più tardi, con i primi soldi guadagnati, Heinrich poté finalmente finanziare da solo la sua passione. Le macchine fotografiche cambiarono, poi arrivò il digitale.
Il fascino, invece, è rimasto lo stesso.
La fotografia non è l’unica forma attraverso la quale Heinrich esprime la propria creatività. Fin da bambino amava dipingere e scrivere. In quarta elementare scrisse in un tema:
“Il principe baciò la ragazza, era bella come il sole alle prime luci dell’alba.”
La maestra ne rimase talmente sorpresa che ne parlò con sua madre. Oggi Heinrich racconta l’episodio con un sorriso: forse ci sarebbe stato un secondo J. M. Simmel, se allora qualcuno lo avesse incoraggiato un po’ di più.
Ciò che continua ad affascinarlo è che la fotografia riesce a fermare un momento, mentre altre volte sente il desiderio di conservare un’impressione attraverso le parole. Per lui le due cose si completano perfettamente. La scrittura, infatti, non lo ha mai abbandonato. Ancora oggi, ogni anno, Heinrich si ritira per una o due settimane in una baita isolata in montagna. Non gli serve molto.
Macchina fotografica. Blocco per appunti. Penna.
Forse, a volte, è proprio questa tranquillità che serve per tornare a vedere ciò che nella quotidianità rischia di passare inosservato.
Heinrich ama particolarmente fotografare le persone. Ma ciò che cerca non è la perfezione: è la persona, con la sua autenticità e unicità. E a volte i momenti più belli non nascono nemmeno mentre scatta una fotografia.
Per una delle sue serie fotografiche del 2023, Heinrich avvicinò alcune personalità di Termeno direttamente per strada, strappandole per un momento alla loro quotidianità e convincendole a seguirlo nel suo studio ricavato in cantina. Lì realizzò ritratti in bianco e nero.
Senza trucco. Senza ritocchi. Autentici. Heinrich cerca proprio ciò che in una persona è “fuori dall’ordinario e unico”.
Durante i preparativi per uno di questi ritratti, uno dei protagonisti iniziò improvvisamente a raccontare del passato. Il luogo davanti allo studio di Heinrich aveva risvegliato ricordi della sua infanzia, del nonno di Heinrich e della vita di paese di un tempo. Da un appuntamento fotografico nacque così un piccolo pezzo di storia di Termeno. Ripensandoci, Heinrich si disse che accanto alla macchina fotografica avrebbe dovuto mettere anche un registratore.
Anche nella fotografia glamour e di nudo, ciò che cerca non è semplicemente il corpo, ma naturalezza, estetica e personalità. Luce, ombra, forme e, soprattutto, la fiducia hanno un ruolo fondamentale. Per Heinrich una buona fotografia di nudo deve essere discreta, sensuale e quasi poetica.
“Anche in un nudo, ciò che cerco è la persona: la sua naturalezza, la sua personalità e la bellezza che nasce dal gioco di luce e forme.”
La natura accompagna Heinrich fin dagli inizi della sua passione per la fotografia. E spesso non serve andare lontano per trovare un soggetto.
Dopo il caffè del mattino prende il suo obiettivo macro, esce in giardino e si guarda intorno:
“Dove si muove qualcosa? Cosa scopro oggi?”
Un ragno, una cavalletta, una farfalla, una foglia o una goccia di rugiada: Ciò che a uno sguardo distratto potrebbe passare inosservato, attraverso il suo obiettivo diventa protagonista. E se il soggetto decide di fermarsi dall’altra parte della recinzione? Beh, può capitare che Heinrich, macchina fotografica alla mano, si ritrovi nel giardino del vicino.
A decidere se una fotografia è riuscita, però, non è la tecnica:
“Il soggetto che preferisco è quello che, riguardandolo più tardi sullo schermo, mi fa sorridere.”
“Naturalmente mi fa piacere quando le mie fotografie vengono mostrate al pubblico. Negli anni ho avuto la possibilità di realizzare molti progetti interessanti: calendari, immagini per diversi siti web e servizi fotografici con atleti di alto livello. Per un periodo ho seguito fotograficamente anche le selezioni regionali di Miss Italia.”
Ma più dei riconoscimenti, Heinrich è orgoglioso delle storie nate grazie alle sue fotografie. Storie che, nel loro piccolo, hanno cambiato qualcosa e forse reso il mondo un po’ migliore.
Una dipendente di una farmacia, che una decina di anni fa invitò a un servizio fotografico e poi incoraggiò a partecipare al concorso di Miss Alto Adige, diventò infine Miss Alto Adige 2016. Un’altra donna, grazie alla visibilità ottenuta attraverso le sue fotografie, attirò nuova attenzione e in seguito venne eletta regina del Törggelen della Valle Isarco.
Esperienze come queste gli ricordano che da una fotografia può nascere qualcosa di inaspettato, qualcosa che al momento dello scatto nessuno avrebbe potuto prevedere.
Oggi si fotografa più che mai. Smartphone, filtri e intelligenza artificiale hanno profondamente cambiato il nostro rapporto con le immagini. Heinrich guarda a questa evoluzione con interesse, ma anche con una certa attenzione, soprattutto quando ciò che vediamo si allontana sempre di più dalla realtà.
Ed è proprio per questo che, per lui, una cosa diventa ancora più preziosa: lo sguardo personale. Quello che nessuna tecnologia può sostituire.
Non si tratta di produrre il maggior numero possibile di immagini, ma di scoprire qualcosa. Fermare un istante capace di emozionare, risvegliare un ricordo o semplicemente regalare un momento di gioia. Heinrich racconta:
“Spesso vedo già nella mia testa la fotografia finita prima ancora di scattarla. È un po’ come un puzzle: alla fine tutti i pezzi devono combaciare.”
L’ispirazione può arrivare praticamente da qualsiasi cosa. Un vecchio piatto di peltro impolverato, un orologio da tasca e un paio di vecchi occhiali possono improvvisamente trasformarsi in un soggetto. Ed è lì che comincia il vero lavoro: luce, ombra, forme e colori devono trovare il loro equilibrio e comporre un’immagine armoniosa.
Finché fotografare continuerà a dargli gioia, Heinrich vuole continuare a fare proprio questo:
“Fermare in una fotografia la bellezza di questo mondo.”
E per farlo, a volte, non serve andare lontano.
Può bastare un giardino al mattino.
Un volto familiare.
Un angolo di Termeno.
O tre passi indietro.
Per scoprire qualcosa accanto a cui stavamo quasi per passare senza accorgercene.
(Intervista di Erica Furini)
Agosto 2026
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