L’associazione apicoltori di Termeno, Cortaccia e Magrè è molto più di un semplice gruppo di apicoltrici e apicoltori. Come gruppo locale nella rete della Federazione Apicoltori dell’Alto Adige, fa parte di una struttura a livello provinciale che unisce conoscenza, esperienza e supporto – una rete composta da complessivamente 111 gruppi locali che sostiene e sviluppa l’apicoltura in Alto Adige.
Ma ciò che nasce qui non è un sistema astratto – bensì pratica vissuta.
Fare apicoltura nella Bassa Atesina significa apicoltura nomade, ovvero lo spostamento delle colonie dopo il periodo di fioritura. Dopo la fioritura dei frutteti e dei vigneti, le colonie di api vengono portate in zone più elevate – a Corona, Sella, Favogna o Montagna. In basso si trova il paesaggio coltivato, in montagna boschi e prati alpini: un mosaico che si riflette nel miele – a volte floreale, a volte speziato, sempre diverso di anno in anno.
L’associazione conta circa 43 membri – molti dei quali praticano l’apicoltura come consapevole compensazione alla vita quotidiana. Ciò che li unisce non è solo il mestiere, ma una comprensione comune: della natura, della responsabilità e del fragile equilibrio che muove il tutto.
Questo diventa visibile soprattutto presso il percorso didattico delle api al Kastelaz – la “vetrina” dell’associazione. Un luogo dove non solo si spiega, ma si può comprendere. Come funziona una colonia di api. Perché il miele non viene prodotto semplicemente. Dietro le quinte c’è molto lavoro, conoscenza e attenzione ai dettagli. Molte delle strutture sono state costruite autonomamente – con creatività, impegno e la volontà di creare qualcosa di duraturo.
Dal 2025 Dieter Thaler è il presidente dell’associazione. Una persona di poche parole, ma che racconta molto: punto di riferimento di tre comuni, che unisce persone e passioni in un unico progetto.

Il suo primo contatto con le api è stato tutt’altro che romantico. “Il primo contatto è stato piuttosto doloroso – una puntura d’ape durante l’infanzia.” Eppure qualcosa in quel momento è cambiato. Anni dopo è stato lo zio di sua moglie, egli stesso apicoltore, a portarlo in questo mondo. Una visita ai suoi alveari gli ha cambiato la vita. “Questo apparente caos perfettamente organizzato nell’alveare mi ha affascinato.” Un corso introduttivo, poi un corso base a Laimburg – ed è stato tutto chiaro: le apri diventeranno molto più di un interesse.
L’associazione apicoltori unisce Termeno, Cortaccia e Magrè. Tre luoghi con una base comune.
Una buona dose di idealismo, amore per la natura e protezione del benessere delle api. “L’apicoltura”, dice Thaler, “non è un lavoro in serie. Non esiste uno schema fisso.” Ciò che conta è lo scambio. L’ascolto reciproco. E a volte anche semplicemente il sostegno reciproco.
“Ci si parla e ci si incoraggia anche quando ci sono difficoltà.”
Fare apicoltura nella Bassa Atesina significa movimento. Dopo la fioritura, molte colonie vengono portate in zone più elevate – a Corona, Favogna o Montagna. Un paesaggio che cambia.
E con esso le condizioni. “Chi nega il cambiamento climatico dovrebbe prendere delle api.”
I periodi vegetativi si spostano. Le fioriture si accorciano. Ciò che prima avveniva in sequenza oggi spesso accade contemporaneamente. “A maggio spesso non c’è quasi più nettare. Bisogna fare attenzione che le colonie non muoiano di fame.”
E poi c’è l’acaro Varroa. “Se non lo si tiene sotto controllo, la morte delle colonie è inevitabile.” L’apicoltura oggi non è più un’immagine romantica. È attenzione. Coerenza. E resilienza.
“Bisogna essere capaci di rialzarsi.”
Chi vuole capire cosa significa apicoltura non va nei libri – ma al percorso didattico delle api al Kastelaz. Qui l’associazione mostra cosa c’è dietro al prodotto del miele. Come funziona una colonia. E di cosa ha bisogno perché possa esistere.
“Un’ape povrebbe teoricamente volare tre volte e mezzo intorno alla Terra per produrre mezzo chilo di miele.”
Il percorso è più di un’esposizione. È un punto d’incontro. Un luogo di apprendimento. Un progetto comune. Costruito autonomamente. Sostenuto da molte mani. E aperto a tutti coloro che vogliono osservare più da vicino il mondo delle api.
Per Dieter Thaler, l’apicoltura è molto più di un hobby. “Faccio qualcosa di buono per me stesso. Esco dalla frenesia, trovo tranquillità nella natura – rallento.” Ed è anche qualcosa di molto personale. “La gioia dei miei figli mentre assaggiano il miele – è qualcosa di speciale.”
Allo stesso tempo l’apicoltura è anche un importante indicatore. “Se le api e la colonia sono in salute, anche la natura lo sarà.”
Thaler descrive Termeno come un luogo sicuramente impegnativo per le api.
Tra fondovalle e Mendola nasce un paesaggio ricco di contrasti – e possibilità. “Ci sono zone con un vero e proprio fuoco d’artificio di aromi – note floreali mescolate a profumi di bosco.”
L’associazione conta circa 43 membri. Molti di loro praticano l’apicoltura come riequilibrio della vita quotidiana. Ciò che li unisce non è la qualità del miele. Ma il modo in cui le api riescono a produrlo. Una responsabilità. Per la natura. Per la comunità. E per ciò che verrà.
“L’apicoltura è la poesia del paesaggio.”
E forse è proprio questo: un lavoro silenzioso che produce grandi effetti. Affinché a Termeno le apri continuino a ronzare.
Nella primavera 2026 si terranno nuovamente visite guidate al percorso didattico delle api: insieme all’apicoltore Meinrad Oberhofer attraverseremo questo percorso, con approfondimenti sull’alveare e una conclusione conviviale.
Un dettaglio in più: il ricavato netto ritorna all’associazione e contribuisce alla manutenzione del percorso. Chi partecipa non soddisfa solo la propria curiosità – ma sostiene concretamente il progetto.
(Testo da Erica Furini)
Aprile 2026
Associazione Apicoltori Termeno – Cortaccia – Magrè
Presidente Dieter Thaler